Ci sono persone la cui vita ci affascina a tal punto da diventare un riferimento a cui pensare nei momenti incerti della propria esistenza. E’ il caso di Claudio Corallo la cui esperienza nel cuore dell’Africa mi affascina per spirito di iniziativa, coraggio e forza di volontà. Oggi Corallo produce un cioccolato che non ha eguali nel mondo e la sua vita sembra uscire da un libro di Salgari. Conoscerla è stato per me un po’ come partire per una avventura nelle regioni più selvagge e inaccessibili dell’Africa centrale. Una storia che ho letto di un fiato, con il suo cioccolato tra le mani e cercando con la fantasia di immaginarmi lo scorrere lento dei fiumi, le foreste incontaminate e quest’ uomo di Firenze, che vi si addentra fino a toccarne il cuore. Non nascondo che per un attimo ho desiderato prendere quattro cose dal mio armadio e partire immediatamente..
Da Firenze allo Zaire
Da Firenze, dove si specializza presso l’Istituto Agronomico per l’Oltremare (organo tecnico-scientifico del Ministero degli Affari Esteri che si occupa di combattere la povertà e la fame nel mondo), Claudio Corallo parte per lo Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. Qui partecipa a progetti di cooperazione per lo sviluppo e la pace per poi lavorare in una fabbrica dove acquista, trasforma ed esporta caffè. Ma qualcosa in questi programmi di “sviluppo” non lo convince ed è sempre più attratto dall’idea di tornare a vivere dentro quel paese.
Nel cuore inesplorato della foresta zairese compra due piantagioni di caffè, si costruisce un piccolo aeroporto e viene raggiunto dalla moglie.
Viviamo completamente isolati al centro di un’oceano verde. In piantagione riceviamo spesso visite di bufali, elefanti e leopardi.
L’indescrivibile forza di questa foresta é un’eccitante e costante presenza. Lavoro con entusiasmo su antiche varietà di Robusta così dolci che molti esperti stentavano a credere trattarsi di questa specie.
Dallo Zaire a São Tomé e Príncipe
Negli anni 90 la crisi economica dello Zaire diventa insostenibile e la capitale Kinshasa è ormai a ferro e fuoco. La famiglia Corallo lascia il paese per trasferirsi a São Tomé e Príncipe, nel Golfo di Guinea. Le piantagioni nel cuore della foresta rimangono di loro proprietà (sino all’arrivo dei ribelli) e il modo più sicuro per raggiungerle sono i fiumi.
Sono un nuovo tipo di pendolare: questi viaggi un po’ estremi, che nessuno aveva ancora fatto, rinforzano in maniera inattesa quello che era giá un bellissimo e franco rapporto con quella gente che mi aveva visto crescere. E le radici del mio cuore, bevendo nei suoi fiumi, affondano ancora di più in quella foresta.
A Principe riesce ad acquistare la vecchia piantagione abbandonata di Terreiro Velho dove trova, inghiottite dalla foresta, le piante di cacao discendenti da quelle introdotto nel 1819.
Si erano riprodotte grazie al lavoro delle scimmie che, attratte dal profumo della polpa, per succhiarla, prendono i semi dai più bei frutti e, disperdendoli poi, creano tanti piccoli vivai naturali.
In una zona non raggiungibile trova anche una concentrazione delle antiche varietà di Arabica che voleva.
Grazie alla loro inaccessibilità erano scampate ad uno dei numerosi “progetti di sviluppo” che, con l’intento di aumentare la produzione di caffé dell’isola, aveva rimpiazzato le vecchie piante con ibridi moderni più precoci e produttivi.Oltre al sapore insignificante queste varietá non si adattavano, e morivano.
Claudio Corallo e la sua famiglia seguono ogni singola fase del processo produttivo, dal lavoro nei campi, alla progettazione di macchinari per la lavorazione del cacao e del caffè.
Quando ho assaggiato il loro cioccolato ho respirato i profumi di quella terra, ho sentito il sapore del sole mischiato a quello della pioggia, ho sentito il cuore di questa famiglia, legato alle piantagioni e alle persone del posto che vi lavorano. Questo fa del cioccolato Corallo un’esperienza unica, irripetibile e indimenticabile.
Ho fatto errori anche clamorosi ma, -magari non a caldo- ci rido sopra volentieri e ricomincio senza sgomentarmi…
Fonte citazioni: Claudio Corallo, cioccolato e caffè











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